Dott. Alessandro Argenziano

pediatra


  L'allattamento


Allattare al seno è il modo più naturale di nutrire un bambino. Nonostante ciò a poche settimane dal parto sono molte le mamme che decidono di passare all'allattamento artificiale.


Perché è consigliato l'allattamento al seno

Il latte materno è consigliato perché:

  • è l'alimento più ricco di sostanze biologicamente utili per l'accrescimento e lo sviluppo del bambino, che gli vengono fornite in modo equilibrato e in misura crescente man mano che aumentano i suoi bisogni;

  • è in grado di fornire al piccolo gli anticorpi di cui è privo e quindi di difenderlo dalle infezioni;

  • mette il bambino al riparo da quelle sensibilizzazioni che poi, al momento dello svezzamento, possono provocare crisi allergiche anche gravi;

  • contiene sostanze nutritive in forma perfettamente digeribile per il neonato;

  • è l'unico alimento che non è mai né troppo ricco né troppo povero, che non deve essere preparato, sterilizzato, riscaldato;

  • è l'unico in un 'contenitore' sempre a portata di mano e che permette al piccolo di regolarsi da solo su quanto mangiare;

  • funziona da tranquillante quando il bambino piange o è nervoso;

  • è più economico;

  • l'attaccamento al seno mantiene l'unione tra madre e figlio che si è creata durante la gravidan­za, cosa estremamente importante per entrambi e in particolare per l'equilibrio emotivo del piccolo ;

  • aiuta la madre a recuperare il suo peso forma poiché comporta un notevole consumo di calorie.


Nota Bene: il latte materno può essere estratto con la pompa tiralatte e conservato in frigo (al mas­simo per 24 ore ma è consigliabile consumano entro 10 ore) e nel freezer (per periodi più lunghi). Lo si può dare al bambino utilizzando la stessa pompa tiralatte modificata a biberon, naturalmente dopo averlo scaldato a bagnomaria (la pompa tiralatte/biberon va ovviamente sterilizzata prima dell'uso).


Quando è sconsigliato l'allattamento al seno

Non esistono regole tassative e ogni singolo caso va valutato dal medico.

In linea di massima l'allattamento al seno può essere sconsigliato nei seguenti casi.

  • Grave malattia materna (del fegato, dei reni, del cuore, tumori, ipertiroidismo).

  • Capezzoli rientrati che non fuoriescono. In teoria si potrebbe comunque allattare usando un capez­zolo artificiale o un tiralatte con tettarella, ma in pratica diventa così scomodo che dopo un breve periodo si preferisce ripiegare sul latte artificiale.


Il colostro e la montata latte

Con la nascita del bambino e l'espulsione della placenta, la situazione ormonale si modifica radi­calmente: il progesterone e gli estrogeni, che erano prodotti dalla placenta, diminuiscono brusca­mente dando via libera alla produzione di un altro ormone, la prolattina, che ha il compito di stimo­lare le ghiandole che producono il latte.


Il colostro

Mentre è in atto questo processo di trasformazione, aumenta notevolmente la secrezione di un liquido particolare, chiamato colostro, che in minima parte veniva prodotto anche nel corso della gravidanza. Questo liquido giallastro e denso è un alimento fondamentale per il neonato. La sua composizione chimica varia di giorno in giorno ed è sempre esattamente calibrata alle esigenze del bambino. li suo valore nutritivo è altissimo, addirittura superiore a quello del latte, e soprattutto contiene par­ticolari proteine che difendono il neonato dalle infezioni: si tratta di anticorpi prodotti dall'organismo materno che, in questo modo, trasmette al piccolo le sue stesse armi di difesa. In nessun labora­torio si è mai riusciti a creare niente di simile, quindi nessun latte artificiale può essere considera­to, da questo punto di vista, un valido sostituto.

Il fatto che il colostro sia un alimento così importante è già un motivo sufficiente per attaccare il piccolo al seno il più presto possibile; ma non è l'unica ragione. Infatti, la suzione precoce favori­sce la produzione di una sostanza che aiuta l'utero a riassestarsi e stimola la comparsa della montata lattea.


La montata lattea

Quando le mammelle diventano turgide, congestionate, calde e molto spesso dolenti, le ghiandole mammarie sono pronte a produrre latte. Questo fenomeno, che prende il nome di montata lattea, compare in genere il secondo o il terzo giorno di puerperio: è più precoce se il piccolo ha stimolato la lattazione succhiando al seno fin dalle prime ore dopo il parto, può invece comparire leggermen­te più tardi se la mamma è al primo figlio o se il parto è avvenuto con taglio cesareo.

In alcuni rari casi, assolutamente non prevedibili, la montata lattea non avviene a causa di uno squi­librio ormonale che impedisce una sufficiente produzione di prolattina. Dato che non esistono siste­mi realmente efficaci per stimolare la lattazione, in questi casi bisogna ricorrere all'allattamento artificiale.


Nota Bene: le dimensioni del seno non hanno nulla a che vedere con la montata lattea: seni minu­scoli possono soddisfare benissimo le esigenze del neonato e seni prosperosi possono rivelarsi del tutto aridi.


Una volta iniziata, la lattazione viene mantenuta proprio grazie al ruolo attivo del bambino che, in un certo senso, si guadagna la sua dose di latte quotidiano. La suzione ha infatti due effetti:

  • stimola una ghiandola particolare (l'ipofisi) che, tra gli altri compiti, ha anche quello di produrre gli ormoni indispensabili al funzionamento delle ghiandole mammarie;

  • stimola la contrazione di alcune cellule che hanno il compito di spingere il lane dall'interno del seno verso il capezzolo. In questo modo la zona in cui il lane è prodotto viene svuotata ed è libera di produrre nuovo latte.


Cosa mangiare quando si allatta

Una donna che allatta ha bisogno di circa 600 calorie in più al giorno, il che comunque non vuol dire mangiare per due. Rispetto all'ultimo mese di gravidanza, si tratta solo di una piccola aggiunta. La quantità di latte prodotto (da 400 ml a oltre un litro) dipende da molti fattori (stagione dell'anno, peso del bambino, il modo in cui succhia ecc.), tant'è vero che anche le madri sottoalimentate del Terzo Mondo allattano i loro bambini per molto tempo senza troppi problemi. Un'alimentazione carente può però diminuire volume e qualità del lane, rendendolo più povero di grassi e di vitamine. La lattazione è un processo che richiede energia in modo continuo, quindi bisognerebbe introdurre le calorie supplementari distribuendole nell'arco della giornata. Sì può mangiare quel che si vuole, ricordando però che l'alimentazione materna condiziona il sapore del latte: se il bimbo sembra non gradire il latte o se presenta disturbi intestinali, è utile ricostruire ciò che si è mangiato di strano o diverso dal solito nelle ultime 24 ore.


Cibi consigliati

  • Tutti i carboidrati, perché sono molto energetici.

  • Tutte le carni compreso il pesce. Vanno alternate con varietà e cucinate con pochi grassi.

  • Frutta e verdura, perché contengono vitamine e sali minerali.


Cibi sconsigliati

  • Aglio, cipolla, asparagi, crauti, peperoncino e spezie varie. Sono alimenti che possono dare al latte un sapore sgradevole per il bambino.

  • Gli alcolici e il caffè. Si può bere al massimo un bicchiere di vino o birra a pasto e un caffè al giorno.

  • Uovo crudo, frutti di mare, crostacei e fragole perché possono facilitare la comparsa di allergie.

  • Carciofi perché possono far diminuire il latte.


Nota Bene: contrariamente ai detti popolari, non è vero che la birra 'fa lane'. È vero invece che bisogna bere molti liquidi (latte, acqua, succhi di frutta, brodo ecc.).


I farmaci

Nel latte materno passano molti farmaci, anche se in quantità tali da risultare in genere innocui per il neonato (in media 1-2% del dosaggio assunto dalla madre). È possibile però che si verifichino fenomeni allergici o effetti collaterali a lunga distanza, perciò è consigliabile prendere le medicine dopo la poppata e preferibilmente di sera, se il neonato durante la notte mangia meno.


Alcuni farmaci tuttavia sono controindicati in modo assoluto durante l'allattamento perché, anche in dosi minime, sono molto dannosi per il piccolo. Se tali farmaci sono indispensabili alla madre l'al­lattamento va interrotto e non può più essere ripreso, Sono:

  • gli antitumorali: alcuni danneggiano il sistema immunitario e altri sono tossici per il bambino;

  • quelli per l'ulcera a base di cimetidina: provocano irritabilità e danni al sistema nervoso centrale del piccolo;

  • i farmaci contro l'artrite a base di sali d'oro: al bambino causano eruzioni cutanee, infiammazioni renali e del fegato;

  • i farmaci contro le cefalee a base di ergotamina: gli provocano vomito, diarrea e convulsioni.


Alcuni farmaci, se davvero necessari alla madre, sono invece compatibili con l'allattamento, anche se possono dare problemi al bambino e quindi vanno usati con precauzione e solo sotto controllo medico. Sono:

  • gli analgesici che contengono acido acetilsalicilico (come l'Aspirina): possono provocare al bam­bino problemi di coagulazione del sangue;

  • gli antistaminici usati contro le allergie: possono dargli sonnolenza e rallentamento nei movimenti;

  • i farmaci contro l'asma a base di aminofillina: gli provocano tachicardie;

  • e i medicinali contro la pressione alta: abbassano la pressione anche nel bambino;

  • i farmaci anticoagulanti orali usati nelle cardiopatie: possono causargli emorragie;

  • i lassativi: possono provocargli diarrea;

  • i tranquillanti: possono dargli eccessiva sonnolenza e scarsa reattività;

  • gli ormoni corticosteroidi ad alti dosaggi usati nella terapia di diverse malattie: possono alterare il funzionamento delle ghiandole surrenali del bambino;

  • alcuni antibiotici (il cloramfenicolo, le tetracicline): provocano alterazioni del funzionamento del midollo osseo, problemi di colorazione dentaria nel successivo sviluppo nel bambino (la penicillina e i suoi derivati possono invece essere presi senza problemi);

  • i sulfamidici: possono provocare ittero infantile.



L’igiene del seno

Come accade di dover insegnare a un neonato a seguire il suo istinto per succhiare, così anche i seni della mamma vanno abituati con delicatezza a svolgere questa loro funzione naturale e vanno curati e protetti mentre assolvono il loro delicato compito.


Il reggiseno da allattamento

E’ bene che il seno sia protetto da un apposito reggiseno da allattamento, che deve sostenere bene senza comprimere; fascia e spalline devono essere in elastico morbidissimo per evitare arrossa­menti. È meglio che le coppe (apribili una alla volta per permettere l'allattamento e la pulizia) siano in cotone o in microfibra anallergica.

È consigliabile acquistare una taglia in più rispetto all'ultima portata in gravidanza, per via dell'au­mento del seno dovuto alla montata lattea.


L'igiene quotidiana

Durante l'allattamento, il capezzolo e la zona che lo circonda vanno puliti accuratamente sia prima che dopo la poppata. Come detergente si può usare acqua bollita o distillata; in genere però è più comodo utilizzare un topico o un'emulsione detergente specifica; meglio evitare il sapone perché elimina la sostanza protettiva prodotta dalle piccole ghiandole contenute sulle areole. Dopo la puli­zia al termine della poppata, i capezzoli vanno tenuti ben asciutti, esposti all'aria il più possibile e, se il clima lo consente, anche al sole. Se sono indolenziti o arrossati può essere utile applicare olio alla calendula o un velo di crema antiragadi tra una poppata e l'altra.

Bisogna ricordarsi però di detergere i capezzoli prima di allattare, poiché i residui di olio o di crema possono provocare qualche disturbo al bambino. Se il latte sgorga spontaneamente sporcando la biancheria, basta inserire tra seno e reggiseno le apposite coppette assorbilatte che si gettano dopo l'uso.

Se queste norme igieniche vengono trascurate, è più probabile la comparsa delle ragadi.


Abrasioni e ragadi

Le semplici 'sbucciature' della pelle del capezzolo sono fastidiose, ma guariscono facilmente. i capezzoli arrossati e 'spellati' si giovano delle cure consigliate per l'igiene quotidiana. È abbastan­za frequente che i capezzoli si irritino specie durante il primo allattamento o se la pelle è particolarmente sensibile. In questi casi conviene, prima di attaccare il piccolo al seno, spremere manual­mente un po' di latte oppure fare una doccia calda o spugnature calde alle mammelle per ammor­bidirle.

Ben diverso è il caso delle ragadi: si tratta di fissurazioni che possono avere un andamento circolare tutt’intorno al capezzolo, oppure essere disposte a raggiera con il centro sulla punta del capez­zolo stesso. In ogni caso le ragadi rendono la poppata estremamente dolorosa, rappresentano un varco per i microbi e quindi facilitano una possibile infiammazione della mammella (mastite),


Come evitarle

Per prevenire la formazione di abrasioni e ragadi si possono preparare i capezzoli già durante la gra­vidanza massaggiando i capezzoli tra pollice e indice per circa 10 minuti al giorno.

Durante l'allattamento, poi, è importante che il bambino sia attaccato al seno correttamente e cioè con la bocca che copre almeno i due terzi dell'areola con il capezzolo ben al centro. Solo così viene esercitata una pressione omogenea. In caso contrario si sente dolore: bisogna allora staccare il bimbo e rimetterlo nella posizione giusta. E’ importante non diminuire la frequenza delle poppate anche se i capezzoli sono dolenti.


Come curarle

Quando le ragadi sono comparse, allattare diventa molto doloroso. Per non far rimanere il bambino senza latte per evitare che la secrezione lattea diminuisca, si può applicare al seno uno speciale capezzolo di silicone atossico sterilizzabile che permette al piccolo di succhiare senza toccare il seno, oppure un tiralatte munito di tettarella. Inoltre, tra le poppate, bisogna applicare sui capezzoli una pomata cicatrizzante, che verrà prescritta dal medico.


L’ingorgo mammario

Se le mammelle non si svuotano completamente (ad esempio il bambino viene attaccato per troppo poco tempo) si crea un ristagno di latte che provoca un aumento della pressione interna del seno e un possibile 'blocco' nella secrezione di latte. È quello che viene chiamato 'ingorgo mam­mario': la mammella diventa dura, la pelle si tende, il capezzolo risulta poco mobile, il piccolo riesce ad attaccarsi solo alla parte sporgente del capezzolo (che si irrita) senza riuscire a svuotare il seno. I sintomi dell'ingorgo aumentano, è più facile che compaiano abrasioni e ragadi e che si apra la strada a un processo infettivo (mastite).


Come evitarlo

Se la poppata non è sufficiente a svuotare completamente il seno è consigliabile, nei primi giorni, dopo ogni poppata far uscire il latte residuo massaggiando prima la mammella dalla base verso il capezzolo e spremendo poi - con i pollici e gli indici di entrambe le mani - dal l'areola verso il capez­zolo. Si può utilizzare anche la pompa tiralatte finché si attenua la tensione mammaria.


Come curarlo

Si può svuotare leggermente il seno, manualmente o con il tiralatte, prima di ogni poppata in modo che non risulti troppo pieno (e quindi troppo duro); il piccolo deve riuscire ad attaccarsi e a succhiare in modo efficace. In certi casi è necessario intervenire con appositi farmaci che, però, devono sem­pre essere prescritti dal medico.


L'allattamento artificiale

Il latte di mucca non è l'alimento naturale per i piccoli umani: ha meno grassi e zucchero e più sali minerali del latte materno. AI di sotto dei 10-12 mesi i bambini non dovrebbero dunque essere nutriti con il latte di mucca che si trova nei negozi alimentari. Ci vuole invece un latte appositamente preparato e adattato.

In commercio esistono oggi molti preparati per l'allattamento artificiale. Sono a base di latte di mucca, ma vengono modificati per renderli più simili al latte materno. Si differenziano tra loro per composizione, confezione e prezzo. La scelta tra i diversi prodotti va fatta con l'aiuto del pediatra, leggendo sempre con attenzione l'etichetta.


Come si preparano latte e biberon

La preparazione del latte artificiale non è generalmente complicata. Basta agitare il preparato con acqua bollita per ottenere un buon amalgama.

Ci sono anche preparati artificiali già 'pronti da bere', comodissimi se il trasporto e la conservazione di numerose bottigliette non costituisce un problema.

Piuttosto, nel preparare il biberon bisogna prestare molta attenzione ad alcune basilari regole di igiene. I batteri si trovano ovunque, anche sul vetro e sulle nostre mani: li respiriamo e li ingeriamo in continuazione. Per Io più sono innocui, ma il neonato è ancora vulnerabile: ha bisogno di tempo per formare i propri anticorpi. Finché si succhia un dito non c'è problema, ma nel latte non ben con­servato o in un biberon non ben lavato si possono formare quantità di germi eccessive per le sue capacità di difesa. Per evitare conseguenze sgradevoli (di solito si tratta di disturbi intestinali) con­viene seguire alcune regole elementari:

  1. lavarsi bene le mani prima di maneggiare il latte e gli attrezzi relativi;

  2. sterilizzare i biberon, le tettarelle, i loro coperchi e tutti gli oggetti usati per misurare, mescolare eccetera. La sterilizzazione può essere fatta 'a caldo' (cioè facendo bollire gli oggetti in appositi con­tenitori) o 'a freddo' (cioè immergendo gli oggetti in una speciale soluzione chimica).

  3. il latte già preparato e le confezioni già aperte vanno conservate ben chiuse in frigorifero;

  4. il latte deve essere dato al bimbo subito dopo averlo preparato: è proprio la temperatura media quella in cui si possono più facilmente sviluppare i batteri;

  5. il latte avanzato va gettato.

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